ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

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ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Mar Mag 15, 2012 10:20 pm

Wimbledon - UK

25/6 - 8/7


Name: Wimbledon
Category: Grand Slam
Surface: Grass

Vincitore 2011 : Novak Djokovic



(Source: ATP off site)
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Re: ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Mar Mag 15, 2012 10:34 pm

Wimbledon - UK


Entry List

1. Djokovic, Novak SRB
2. Federer, Roger SUI
3. Nadal, Rafael ESP
4. Murray, Andy GBR
5. Tsonga, Jo-Wilfried FRA
6. Ferrer, David ESP
7. Berdych, Tomas CZE
8. Tipsarevic, Janko SRB
9. Del Potro, Juan Martin ARG
10. Isner, John USA
11. Fish, Mardy USA
12. Simon, Gilles FRA
13. Almagro, Nicolas ESP
14. Monfils, Gael FRA
15. Monaco, Juan ARG
16. Verdasco, Fernando ESP
17. Lopez, Feliciano ESP
18. Dolgopolov, Alexandr UKR
19. Nishikori, Kei JPN
20. Wawrinka, Stanislas SUI
21. Raonic, Milos CAN
22. Gasquet, Richard FRA
23. Cilic, Marin CRO
24. Kohlschreiber, Philipp GER
25. Stepanek, Radek CZE
26. Granollers, Marcel ESP
27. Roddick, Andy USA
28. Mayer, Florian GER
29. Troicki, Viktor SRB
30. Seppi, Andreas ITA
31. Melzer, Jurgen AUT
32. Tomic, Bernard AUS
33. Benneteau, Julien FRA
34. Youzhny, Mikhail RUS
35. Anderson, Kevin RSA
36. Andujar, Pablo ESP
37. Chela, Juan Ignacio ARG
38. Berlocq, Carlos ARG
39. Ramos, Albert ESP
40. Haase, Robin NED
41. Baghdatis, Marcos CYP
42. Nalbandian, David ARG
43. Istomin, Denis UZB
44. Bogomolov Jr., Alex RUS
45. Fognini, Fabio ITA
46. Nieminen, Jarkko FIN
47. Ferrero, Juan Carlos ESP
48. Davydenko, Nikolay RUS
49. Young, Donald USA
50. Falla, Alejandro COL
51. Giraldo, Santiago COL
52. Muller, Gilles LUX
53. Kukushkin, Mikhail KAZ
54. Kubot, Lukasz POL
55. Cuevas, Pablo URU R. P.
56. Chardy, Jeremy FRA
57. Soderling, Robin SWE
58. Harrison, Ryan USA
59. Llodra, Michael FRA
60. Lu, Yen-Hsun TPE
61. Karlovic, Ivo CRO
62. Soeda, Go JPN
63. Darcis, Steve BEL
64. Rochus, Olivier BEL
65. Lacko, Lukas SVK
66. Montanes, Albert ESP
67. Paire, Benoit FRA
68. Bellucci, Thomaz BRA
69. Mayer, Leonardo ARG
70. Ebden, Matthew AUS
71. Ito, Tatsuma JPN
72. Sela, Dudi ISR
73. Ramirez Hidalgo, Ruben ESP
74. Cipolla, Flavio ITA
75. Dodig, Ivan CRO
76. Kamke, Tobias GER
77. Volandri, Filippo ITA
78. Gulbis, Ernests LAT
79. Andreev, Igor RUS
80. Machado, Rui POR
81. Roger-Vasselin, Edouard FRA
82. Becker, Benjamin GER R P.
83. Stakhovsky, Sergiy UKR
84. Phau, Bjorn GER
85. Malisse, Xavier BEL
86. Jaziri, Malek TUN
87. Garcia-Lopez, Guillermo ESP
88. Devvarman, Somdev IND R. P.
89. Tursunov, Dmitry RUS
90. Kunitsyn, Igor RUS
91. Mahut, Nicolas FRA
92. Querrey, Sam USA
93. Stebe, Cedrik-Marcel GER
94. Rosol, Lukas CZE
95. Matosevic, Marinko AUS
96. Petzschner, Philipp GER
97. Dimitrov, Grigor BUL
98. Starace, Potito ITA
99. Mathieu, Paul-Henri FRA R. P.
100. Lorenzi, Paolo ITA
101. Klizan, Martin SVK
102. Blake, James USA
103. Ungur, Adrian ROU
104. Bachinger, Matthias GER
105 – 120 (Q)
121 – 128 (WC)


Alternates Italiani

12. Bolelli, Simone
28. Giannessi, Alessandro
56. Viola, Matteo
111. Vagnozzi, Simone
131. Galvani, Stefano
135. Naso, Gianluca
146. Fabbiano, Thomas

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Re: ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Mer Giu 20, 2012 10:33 pm

Wimbledon - UK


Forfait Monfils

Ancora il ginocchio. E come già nel 2009, ma anche nelle prime settimane di questa stagione, infatti, Gael Monfils resta afflitto da seri problemi al ginocchio destro, e comunque in grado di farlo rinunciare ai Championships, dove tra l'altro non aveva mai superato il terzo turno in cinque partecipazioni.
Già nel 2008 e nel 2009 il transalpino n.15 del ranking ha dovuto rinunciare allo Slam più prestigioso del circuito, ma in quelle occasioni per fastidi prima all'anca e alla spalla, poi tre anni fa al ginocchio, stavolta sinistro.
Le Figaro, che con l'ex n.7 del ranking si è trattenuto per una breve intervista, sottolinea la prolungata assenza dell'atleta della Guadalupa, già assente a Parigi per la stessa ragione. "Si parlava di un riposo di tre settimane", osserva criticamente il quotidiano, che si interroga sulle possibilità di una partecipazione olimpica del francese. Timori che Patrice Hagelauer, ex allenatore di Yannick Noah e attuale direttore tecnico in seno alla FFT, non smentisce: "Non so ancora quando riprenderà, anche perchè c'è sempre la paura che tornando a giocare la situazione si complichi".
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Re: ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Ven Giu 22, 2012 3:30 am

Wimbledon - UK


Main Draw

[1]Djokovic v Ferrero
Harrison v Lu
Becker v Blake
Stakhovsky v [28]Stepanek

[24]Granollers v Troicki
Klizan v Chela
Chardy v Volandri
L.Mayer v [15]Monaco

[12]Almagro v Rochus
Rufin v Darcis
Berlocq v Bemelmans
Kamke v [18]Gasquet

[31]F.Mayer v Tursunov
Petzschner v Kavcic
Bolelli v Janowicz
Gulbis v [6]Berdych

[3]Federer v Ramos
Fognini v Llodra
Menendez-Maceiras v Russell
Muller v [29]Benneteau

[17]Verdasco v Wang
Zemlja v Goodall
Malisse v Matosevic
Mathieu v [13]Simon

[11]Isner v Falla
Lorenzi v Mahut
Andreev v Golding
Istomin v [23] Seppi

[26]Youzhny v Young
Cervantes v Cipolla
Sweeting v Starace
Nalbandian v [8]Tipsarevic



[7]Ferrer v Brown
De Schepper v Bachinger
Odesnik v Phau
J.Baker v [30]Roddick

[19]Nishikori v Kukushkin
Kuznetsov v Serra
Soeda v Kunitsyn
Haase v [9]Del Potro

[16]Cilic v Stebe
Ito v Kubot
Pospisil v Querrey
Giraldo v [21]Raonic

[32]Anderson v Dimitrov
Montanes v Baghdatis
Karlovic v Sela
Davydenko v [4]Murray

[5]Tsonga v Hewitt
Roger-Vasselin v Garcia-Lopez
Lacko v Ungur
Melzer v [25]Wawrinka

[20]Tomic v Goffin
Levine v K.Beck
Ward v Andujar
Ramirez-Hidalgo v [10]Fish

[14]Lopez v Nieminen
B.Baker v Machado
Ebden v Paire
Bogomolov v [22]Dolgopolov

[27]Kohlschreiber v Haas
Zopp v Jaziri
Rosol v Dodig
Bellucci v [2]Nadal

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Re: ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Ven Lug 06, 2012 7:33 am

Wimbledon - UK


SFs Day



Federer conosce la Storia, esatto, quella con la S maiuscola, tempo fa. Su date del genere poche volte si è concordi; io proporrei il 2 luglio del 2001. Un giovane con più talento che acne detronizzava uno yankee, tale Pete Sampras, dal fidato giardino. 11 anni e una manciata di giorni dopo.
A Londra piove. Beato l’ideatore del tetto, sempre sia lodato. Ha fatto in modo che una copertura costata l’ira di Dio possa racchiudere le emozioni di un giorno afferrato e porto alla storia. Perché no, il tetto è plausibile anche per queste evenienze. A Londra piove, la città probabilmente piange la dipartita prematura del numero 1 o l’ennesima scrittura negli annali del numero 3. Intanto piange alle 14, e continua a farlo dopo due ore e mezza, per un’accozzaglia di entrambi questi sentimenti.
Due anni di sofferenza nel torneo di casa, il giardino in cui Federer si rivela al mondo quando, ancora con il baffo da adolescente incallito di tennis spinge Sampras verso l’uscita dal “suo” campo e si presenta al tennis che conta, quello degli spintoni, dei soldi e delle grandi gioie. Undici anni dopo quello storico trionfo, la storia si riscrive. Federer avrà preparato tutto a puntino, che sublime pianificatore, in modo da far combaciare ogni tessera del puzzle.
E’ giusto aspettare se un venerdi tetro può regalarti uno scontro da antologia con il numero 1 del mondo, che ti ha battuto a Parigi poche settimane prima, che conduce negli scontri diretti per 14-12 anche se mai su erba, in una vittoria che può offrirti l’ottava finale all’All England Club spodestando quel signore yankee che sopra hai battuto, raggiungendo sempre quel signore in vetta al numero di settimane all-time in vetta alla classifica a quota 286 se dovessi vincer la finale. E poi, perché no, forse vuoi ancora assaporare il brivido di perder da qualcuno di nuovo in finale Slam: le hai giocate per 24 volte e ne hai perse sette, ma sempre con Nadal e una con Del Potro. Siamo in tema di storia: hai 31 anni, eguagli Connors, l’unico in grado di raggiungere la finale ai Championships come over 30 nel 1984, un’era fa. Mica male. A Wimbledon Roger Federer è a casa.
Come vi sentireste se due omaccioni di quasi due metri vi impedissero l’accesso a casa? Nel 2010 e nel 2011 è successo con Berdych prima e Tsonga poi. Il 2012 è l’anno della nuova consacrazione, nonostante i due set persi con Benneteau, i medical timeout con Malisse e il timore di dover affrontare in uno Slam uno dei due signorotti contro cui tutti lo danno per spacciato. Djokovic, ieratico numero 1 del mondo, d’altronde potrebbe essere il primo dopo Federer ad un clamoroso back-to-back a Londra.
Primo game, bam bam bam. 1-0. I primi tre games vedono i giocatori contratti: è il servizio a far la voce grossa. Entrambi costruiscono movimenti brevi in risposta, sensazione insolita soprattutto per il serbo che, nei primi tre turni di battuta, porta a referto tre soli punti sul servizio dello svizzero. Ancora più deficitario il livello di quest’ultimo però, autore di un solo punto nei primi due turni. La svolta del set, sul 3-2, momento in cui Federer riesce a sfruttare la prima palla break del match e a condurre sul 5-2. Chiamato alla prova del nove per portare a casa il set sul 5-3, la risposta con altoparlante del giocatore di Basilea è condita da ace, una spruzzata di due servizi vincenti e un dritto in campo aperto. Federer paradisiaco nel primo set, cinico al servizio, gioco scevro di errori e 25 minuti di spettacolo, se non altro da una parte del campo.
Il secondo set vede primo black out dello svizzero. Lo scambio si allunga e Djokovic è perentorio: fa valere lo strapotere fisico che ovviamente soppianta il gioco breve dell’avversario. Sull’1-0 in suo favore, si innalza sullo 0-40 e chiude alla seconda occasione utile. Un parziale di 12 punti a 3 permette al giocatore di Belgrado di mettere la testa avanti e condurre per 3-0. La risposta, figliolina prodiga, è tornata, il gioco del serbo ne beneficia. Djokovic è dominante: concede un solo punto allo svizzero in tre turni di battuta, oltretutto per via di un doppio fallo. Non un sussulto, emozioni al lumicino accompagnano la fine del parziale, che replica il punteggio del primo set, a parti invertite. Federer cala sul suo cavallo di battaglia, il servizio, mentre Djokovic è intoccabile. Un plus/ minus di +9, accompagnato da una risposta degna degli albori gli permette di incamerare il secondo set. Federer porta a casa tre soli punti sul servizio in tutto il set, emblematico.
Il terzo set vede, al principio, il game fino ad ora più lottato. E’ Federer nella parte, scomoda, dello scialacquatore, sbagliando una risposta sulla seconda di Novak sul 30-30 e un dritto comodo alla prima palla break del parziale. Ivanisevic, in tribuna, sbircia minaccioso il cellulare della donzella di fianco, ahi i tradimenti. Il 3-2 per Federer è un’istantanea del torneo: il gioco più emozionante del match vede Djokovic innalzarsi sul 30-0, cedere una palla break, annullarla attraverso un dritto di Federer nello scambio più bello del torneo; anzi no, Federer arriva a seconda palla break, annullata anch’essa, dopo un nastro spudoratamente serbo, con una pagina di antologia del tennis in mano. Le occasioni non sono però sfruttate e Novak aggancia Federer sul 3-3. Djokovic è l’impersonificazione sul Monte Tabor: soffre enormemente sui suoi turni di servizio ed è costretto a capitolare, perentorio, alla prima palla break concessa sul 4-5, per rimanere nel set, tramite uno smash basilare sbagliato goffamente e concedendo il parziale allo svizzero. Roger è ritornato a servire con percentuali superiori al 70% nel terzo set dopo un calo nel secondo parziale. Il tutto coincide con due suoi trofei in entrambi i set.
Il quarto set si apre sotto l’incessante suono di un allarme per il serbo: stordito, perde completamente le staffe e, sull’1-0 per lo svizzero, si trova a boccheggiare per 0-40 e, benchè un dritto spaventoso sulla prima palla break, alla seconda si è costretti a capitolare e a perdere il servizio per la seconda volta consecutiva, consegnando le chiavi della semifinale allo svizzero, involatosi intanto sul 3-0 più per demeriti di Djokovic che per altri fattori contingenti. Djokovic è annichilito, a testa bassa a rincorrere le scorribande di Federer. Il braccio si scioglie, la partita è fluente e lineare. Novak, sotto lo sguardo perplesso di Vajda, sembra lasciarsi sfuggire la partita: lo sguardo è privo di cattiveria, quasi rassegnato. Annulla cinque palle break sul 4-1 ma Federer è su una nuvola. Lo attende la storia e cresce, portato da ace, seconde palle e vincenti. Federer conclude un set immacolato, zero errori all’attivo. La finale è sua, lo aspetta. Un nastro sul 15-15 del 5-3 sembra dissolvere il sorriso sul viso di Mirka, non è così. Una risposta ad una prima di servizio si spegne al di sotto del nastro e consegna l'intero centrale di Wimbledon alle braccia alzate dello svizzero.
C'è lo zampino della storia se Federer conclude il match con soli 9 errori non forzati e 30 errori e Djokovic sbaglia il doppio di te.
Djokovic è ammaestrato, docile animale nelle grinfie del predatore. Persa la cattiveria e la trance agonistica, fautrice principale dei suoi successi per tutto il 2011, Djokovic è sceso dal trono, ora a dividerlo con altri due personaggi. Oggi la sua partita ha peccato di concentrazione e di scelte tattiche sbagliate, come la sfida sullo stesso terreno di Federer, piuttosto che sfruttare il vantaggio comparato che gli viene dallo scambio prolungato. Roger, dal canto suo, va per il 17esimo titolo Slam a compimento di due settimane discrete culminate con la partita perfetta, tornando a riassaporare una finale Slam dopo quella dell’anno scorso a Parigi. Potrebbe vincere un Major dopo due anni dallo Australian Open del 2010 vinto su Murray. L’erba è la sua superficie: pur giocando per un solo mese all’anno qui, le sue finali sulla superficie sono 14, di gran lunga il giocatore in attività con il palmarès migliore. Sono 8 a Wimbledon e 6 ad Halle.
Tante altre parole potrebbero esser consone a descrivere una partita che passa agli annali, esaltare uno spettacolo avvincente ed idolatrare una figura idiomatica del tennis passato e presente. Roger Federer ha riscritto la storia ancora una volta, l’ennesima dopo aver compilato quasi interamente il libro dal 2001.




Era l'appuntamento con la storia per Andy Murray e per il pubblico inglese. Lo scozzese si trovava per la quarta volta consecutiva di fronte alla possibilità di diventare il primo tennista britannico finalista a Wimbledon dopo Bunny Austin, che lo fu nell'ormai lontano 1938. Finalmente il numero 4 del mondo è riuscito nell'impresa, eliminando Jo Wilfried Tsonga al quarto set (punteggio 6-3, 6-4, 3-6, 7-5) e ottenendo così la terza vittoria sull'erba contro il francese (dopo quella al Queen's del 2011 e quella del 2010 nei quarti sempre di Wimbledon).
L'inizio del match è come al solito timido da parte del tennista di casa, che se la cava solo grazie a 3 risposte sbagliate da parte di Tsonga. Il francese risponde invece con un'aggressività persino esagerata: nel primo game in battuta, scende infatti 6 volte a rete su 8 scambi, commettendo però più di qualche errore gratuito e facendosi anche infilare per 2 volte da dei difficilissimi passanti incrociati di Murray, primi in realtà di una lunga serie. Subito break dunque per lo scozzese, che poi tiene il servizio approfittando ancora di un avversario troppo falloso.
Che Murray però debba spingere di più lo si capisce nell'unico momento forse dei primi due set in cui Tsonga riesce a trovare i suoi colpi e a gestire in modo impeccabile lo scambio a rete. Il francese si procura 2 palle break, ma Murray annulla facilmente, spezzando così l'unico acuto del numero 6 del mondo. Andy, da questo momento, gestisce alla perfezione il vantaggio, mettendo in mostra anche pregevolissimi vincenti, ma soprattutto dimostrandosi superiore nel conto degli errori gratuiti: appena 3 i suoi, 9 invece per il francese.
Anche il secondo set vede uno Tsonga in estrema difficoltà, poco lucido anche nell'impostazione di gioco, visto che si intestardisce a giocare sul rovescio di Murray e puntualmente viene punito. Tuttavia, sarebbe eccessivo dare tutte le colpe al francese e nessun merito al numero 4 del mondo, perché il cinismo e la freddezza messe in mostra in questo set dallo scozzese sono quasi da encomio: Murray ottiene il break alla prima opportunità, poi gestisce concedendo appena 2 punti sui propri turni di battuta (uno solo sulla prima), realizzando 10 vincenti, compiendo appena 1 errore gratuito e bombardando Tsonga con una serie di servizi imprendibili e con 5 aces.
In vantaggio 2 set a 0 e chiamato ad "ammazzare" il match, Murray però improvvisamente sparisce e gioca un primo game del terzo set praticamente in modo orrendo, falloso tanto al servizio quanto in fase di gioco, e regala un break a Tsonga che a conti fatti decide poi il parziale. Il francese, infatti, pur non senza qualche problema, causato principalmente dai tanti errori gratuiti (8 in questo set) e da discese spesso illogiche a rete (saliranno a 8 qui i passanti vincenti di Murray), riesce a tenere sempre il servizio, annullando 3 palle del controbreak e offrendo finalmente un gioco più incisivo, caratterizzato da ben 15 vincenti e una migliore prestazione al servizio.
Il quarto è un set giocato in modo folle da Murray, che quasi si rifiuta di vincere il match. Tsonga torna a commettere errori su errori e ad essere meno incisivo e lo scozzese giustamente spinge sul suo rovescio, da cui finora sono arrivati 17 gratuiti. Andy ottiene così il break e scappa via sul 3-1 tra il clamore della folla, ma la gioia dura poco. Mentre il francese dà tutto quello che ha, Murray si incarta nuovamente e concede il controbreak. Sul 4-4, il numero 4 del mondo trova altre 2 palle break, ma ancora una volta spreca tutto. Graziato a quel punto da Tsonga, che sul 4-4 ha ben 2 possibilità di trovare un decisivo break e non le sfrutta, finalmente Andy riesce a chiudere 7-5 all'ennesima occasione, grazie anche ad una serie di discese a rete sbagliate dell'avversario (76 in totale per il francese, con 45 punti ottenuti).
Finale storica, dunque, per Andy Murray, ma nuovamente una prova non totalmente convincente, in cui lo scozzese ha tenuto in gioco per tutta la durata del match uno Tsonga che ha collezionato 42 errori gratuiti e appena un 32% di realizzazione sulla seconda. Contro Federer, ora, servirà ben altro.
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Re: ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Sab Lug 07, 2012 10:16 pm

Wimbledon - UK


atto finale





Lo scrivono da tutte le parti. Chiunque vincerà, farà la storia. Noi crediamo che una vittoria di Andy Murray sarebbe ben più leggendaria di una di Roger Federer. Lo svizzero è già il tennista ad aver vinto più Slam di tutti, e in caso di successo eguaglierebbe Pete Sampras e Williams Renshaw a sette titoli a Wimbledon. Bel traguardo, ma non il più importante della sua splendida carriera. Diventa più significativa la possibilità di tornare al numero 1. L’ultima volta risale a oltre 2 anni fa, quando Nadal lo superò dopo l’ennesimo trionfo al Roland Garros. Dovesse farcela, eguaglierà (e la settimana dopo supererà) il record di permanenza in vetta (le 286 di Pete Sampras). Lo ha detto, King Roger. “C’è parecchia pressione su di me, lo ammetto. Ma spero di poterla gestire, sono sicuro di potercela fare”. Dall’altra parte, Andy Murray è disperatamente a caccia del primo Slam. Ha già imitato Henry “Bunny” Austin, finalista nel 1938. Ma vuole fare di più: diventare il primo britannico a vincere i Championships dopo il mitico Fred Perry, vincitore per tre anni consecutivi tra il 1934 e il 1936. Il peso della storia può essere uno stimolo. E la pressione, tutto sommato, non sarà così grande. Dovesse perdere, stavolta i media-pescecani d’oltremanica non gli romperanno le scatole. O almeno, non più del dovuto. Di fronte ha uno dei più grandi di sempre, il Re degli ultimi 10 anni a Wimbledon. Andy ha fatto il suo dovere, venendo fuori da un tabellone che gli ha tolto di mezzo Nadal ma gli ha ugualmente presentato sfide complicate, da Baghdatis a Cilic per chiudere con Ferrer e Tsonga. Ha faticato, ha sbuffato, si è preso qualche spavento, ma alla fine ce l’ha fatta. Dietro gli occhiali da sole, Ivan Lendl era quasi commosso dopo la semifinale. Niente gli restituirà la libidine mancata di un successo a Wimbledon (dove vanta due finali e cinque semifinali), ma un successo del suo allievo sarebbe un piccolo indennizzo per un campione che le aveva provate tutte. Aveva persino rinunciato al Roland Garros per preparare al meglio Wimbledon. Era il 1990 e molto probabilmente avrebbe vinto a Parigi. Invece regalò gloria eterna ad Andres Gomez, la “Piovra delle Galapagos”, e poi avrebbe perso in semifinale. Tanto per cambiare.

Sono passati 22 anni, 25 dalla sua ultima finale (quella persa contro Cash) e Lendl è di nuovo al match-clou di Wimbledon. Ivan non ama manifestare le emozioni, ma di certo godrebbe. Magari non tanto quanto gli inglesi, che in caso di successo di Murray festeggerebbero come la vittoria ai Mondiali di Calcio del 1966 o quella ai mondiali di rugby, sigillata dal mitico drop di Jonny Wilkinson. Sul campo centrale ci saranno 15.000 spettatori. Qualche migliaio sarà assiepato sulla Henman Hill, la collina dietro al Campo 1 il cui maxischermo ha mostrato più delusioni che gioie, mentre milioni di britannici saranno collegati su BBC One. Per Murray non sarà facile. Hai voglia a non leggere i giornali o non accendere la TV. L’attesa si vede, si sente, si tocca. E poi troverà l’unico giocatore capace di giocare otto finali in questo torneo. Qualcosa vorrà pur dire. I precedenti sono un appiglio a favore di Murray. Lo scozzese è uno dei pochissimi ad essere in vantaggio contro Federer (è avanti 8-7), ma non l’ha mai battuto sulla lunga distanza. E proprio contro Federer ha perso due delle tre finali Slam giocate: Us Open 2008 e Australian Open 2010. Entrambe senza vincere un set. “E’ una grande sfida – ha detto il moccioso di Dunblane – non mi aspetto di vincere la finale, ma se gioco bene sono in grado di farcela. I record di Federer negli ultimi 10 anni sono qualcosa di impressionante. Quindi, per questo, la pressione dovrebbe essere soprattutto dalla sua parte”. Federer ha una buona opinione del suo avversario. Magari non sono amici, ma di certo si stimano. “La Gran Bretagna non ha tanti giocatori competitivi come Stati Uniti o Francia, quindi è normale che l’attenzione sia tutta su di lui. Credo che la gente dovrebbe essere fiera di quello che fa. Sono contento di giocare con lui, ho sempre detto che mi piace sfidare l’idolo locale. Giocare a Wimbledon contro Murray è esattamente quel tipo di sfida”.

I precedenti, dicevamo. Ce ne sono 15, ma non sono un granchè indicativi. I due non si sono mai affrontati sull’erba e le due finali Slam sono piuttosto datate. Murray era un altro giocatore, e poi non era Wimbledon. Noi crediamo che Murray debba fare tesoro della semifinale Federer-Djokovic ed evitare di commettere gli stessi errori del serbo. Prima di tutto dovrà servire benissimo, tenendo un'alta percentuale di prime palle. E tutte le volte che Federer non metterà la prima dovrà aggredirlo. Sul piano tattico dovrà cercare di palleggiare sulla diagonale sinistra, l’unico settore del gioco in cui pare leggermente superiore. E’ rimasto in campo circa 4 ore in più rispetto a Federer, ma ha già fatto sapere di non aver alcun problema fisico. E poi, in partite come quest, l’adrenalina ti fa passare tutto. Dopo quasi 110 pronostici, per stavolta passiamo. Diciamo soltanto che ci auguriamo una grande finale, magari da quinto set. Gli ingredienti ci sono tutti. E poi, beh, vinca il migliore. “Sperem di no!” direbbe Nereo Rocco, se fosse all’angolo di Murray.

Immagine e articolo da TB (n.d.r.)
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Re: ATP Wimbledon - 3° Grand Slam (38)

Messaggio  errex il Dom Lug 08, 2012 6:31 am

Wimbledon - UK


Vincitore 2012





Roger Federer (Sui)

d. Andy Murray (Gbr) 46 – 75 – 63 - 64


(photos by Reuters)

Henry Miller diceva che la storia del mondo è di pochi privilegiati. Domenica 8 luglio 2012 la storia del mondo del tennis è da dividersi tra Roger Federer ed Andy Murray.

Le lacrime di Murray commuovono; toccano perché le aspettative di 76 anni di storia vengono dissolte, portate via da una pioggia ancora una volta provvidenziale che ha permesso, come in semifinale, che le emozioni non venissero dissipate ma raccolte e compattate sotto il tetto. Andy Murray non riesce, nonostante un dodicesimo uomo preponderante come il pubblico a ribaltare la finale della Storia, eccezionale per i richiami che presentava.

Lo scozzese contro lo svizzero, la miglior finale possibile per pathos e tutto ciò che ne consegue: colui che ha riempito l’intera bibliografia del tennis e, affamato, continua il suo cammino verso vette ancora più alte e, dall’altro lato dell’immacolato nastro bianco dei campi di Church Road, colui che la storia preme per iniziare a scriverla, 74 anni dopo l’ultima finale inglese su questi campi. Oggi Murray è stato inglese a tutti gli effetti, probabile che se avesse vinto la regina Elisabetta sarebbe stata esautorata dal trono e vi venisse posto lui. La Murraymount e il campo 2 regalano il fascino inestimabile del torneo londinese raccogliendo gente apolide alla disperata ricerca di un pertugio in cui poter assistere, a cento o cinquanta metri che sia, alla realizzazione della storia, qualunque essa fosse.

Tutta l’Inghilterra sostiene Andy; per lui arrivano tweet anche dai Coldplay, tutti per sostenere il proprio beniamino affinchè anche, unico oltre Del Potro, a rompere un triumvirato vincitore di Slam dagli US Open 2004. Dopo 11 semifinali consecutive, finalmente un inglese arriva in finale; se non si tifa ora, probabilmente ogni futura occasione è perduta. Oggi però non era l’unico a dover riscrivere un pezzetto della storiografia della racchetta: Roger Federer, nativo di Basilea nel 1981 e detentore di millanta record, ne aveva altri. A suo nome sono affibbiati epiteti di ogni tipo e record d’altrettanta caratura: ottava finale ai Championships, primato assoluto, e settima vittoria (come Sampras e Renshaw), ad una vittoria dal numero 1 per sorpassare Sampras a 286 settimane in vetta al ranking. E’ tutto vero Roger Federer. Non patisci neanche il passivo con Murray, unico giocatore con Nadal a poter vantare un positivo con te. Che non si dica però che il tuo 7-8 è frutto di tornei minori e nelle finali di Slam sei sopra 2-0 senza aver ceduto un set, che hai comunque vinto 5 degli ultimi 7 incontri e l’avversario ha un’idiosincrasia cronica ad esser concreto nei momenti decisivi. Vincendo oggi porti a casa la 66esima vittoria a Wimbledon a fronte di 7 sconfitte e sei l’ultimo over 30, dopo Arthur Ashe nel 1975 a far tua la coppa consegnata dal duca di Kent.


Ti diranno che hai fatto la partita perfetta, tatticamente e tecnicamente, aiutato da una perfetta forma fisica. E’ vero, ma quel trofeo doveva esser suo, per riscrivere ancora una volta una delle ultime pagine di storia. D’altronde ha 30 anni suonati, ma un ultimo sussulto è bene che lo regali.

Inizio e subito break. Murray molto aggressivo e contratto, disinvolto comanda lo scambio. Sul 2-1 dal 40-15 Federer ingrana la quarta e, alla prima palla break, complici anche due pacchiani errori di Murray con il rovescio, recupera il break. Nonostante un deprimente 0 su 7 con la seconda nei primi tre turni di battuta, l’ottava occasione è propizia ad una seconda particolarmente lavorata che permette al rovescio di Murray di affondare a rete per condurre per la prima volta nel match per 3-2. Il 4-3 Federer si prefigura un game molto complicato in quanto Murray annulla 2 palle break e alla quinta parità riesce a pareggiare i conti. Nel momento in cui sembrava che dovesse capitolare, lo scozzese approfitta di un game scellerato di Federer e opera il break per servire per il set. Per Roger, autore del solo 27% di punti vinti sulla seconda, difficile poter auspicare di portar a casa il set, costretto a cederlo per 6-4.


Il secondo set si conferma altalenante come il primo: entrambi alternano momenti di estasi tennistica ad inspiegabili black-out; fino al 3-2 in favore di Federer, entrambi annullano due palle break. Altre due palle break vanno annullate da Roger sul 4-4, nella stessa situazione di punteggio in cui, nel parziale precedente, aveva ceduto il break e, conseguentemente il set. Lo svizzero soffre nel turno di battuta con le due palle break da annullare per via soprattutto di un gioco falloso dalla parte del dritto (fino a quel momento 22 unforced contro i soli 6 dello scozzese, di cui 12 di dritto). Penando, il game viene portato però a casa, portandolo a condurre per 5-4. Sul 6-5 la svolta del set e di una buona fetta di partita: non vengono contemplati da nessuno degli scriba del tennis dei colpi come quelli che lo svizzero regala alla platea per portare a casa il set e riaprire una partita che più volte aveva rischiato di perder di mano.


Inizia il terzo parziale ed è accompagnato dal Dio Pluvio che costringe l’interruzione sull’1-1 40-0 in favore di Federer. Dopo l’usuale interruzione per mezz’ora, si riprende e il match cresce d’intensità; sul 3-2 in favore del giocatore di Basilea, un game interminabile: 18 minuti, Murray in vantaggio 40-0,tre cadute del figlio di Judy, 28 punti giocati, colpi da cineteca e illegali, 5 palle break annullate. Alla sesta lo scozzese cede le armi e, tra l’incredulità di mamma Murray e la tenacia di Lynette Federer, Roger scappa avanti 5-2, per poi chiudere 6-3, lasciando sul suo servizio 5 soli punti all’avversario in tutto il parziale. Per tutto il secondo e il terzo set Federer non concede una sola palla break all’avversario, imbrigliato in una ragnatela pur vantando una delle migliori risposte del circuito. La chiusura del tetto ha rivisto un Federer trasformato, più incisivo e d'attacco.


Il quarto set è l’apertura di un libro, una lezione di tennis prelibato al pubblico e all’avversario: il repertorio dell’ABC del gioco con racchetta, pallina e Wimbledon dal 1877 viene sfoderato e messo in pratica in toto. Il break arriva sul 2-2, con un passante incrociato su un attacco mediocre dello scozzese. E’ il viatico ben segnato verso un altro passo a braccetto con la storia. Perentorio con il servizio, il rendimento dello svizzero ha un’impennata esponenziale verso l’altro: Murray dev’esser ricacciato ad ogni iniziativa. Dal secondo parziale Federer inizia a puntellare l’attacco con la ricerca sempre più incessante del dritto, soprattutto sulla seconda palla da destra di Andy. Seppur incitato da un pubblico mai domo, Murray inizia a risentire della stanchezza di dover sempre rincorrere sul suo servizio e a non godere di tranquillità e inizia a ceder colpi. Brantolando si arrampica fino al 5-4 ma, arrivati a quel punto, c’è da scrivere solo la parola fine. Roger Federer è chirurgico e, osservando il passante gradualmente fuori, si accascia al suolo, incredulo con gli occhi lucidi, gli stessi ricolmi di emozioni che poi colmeranno le palpebre di Murray durante la premiazione e dell’Inghilterra intera, fiera di aver potuto incessantemente tifare per il suo beniamino.

Tatticamente non si può rimproverar niente ad Andy Murray. Da scarso millantatore di facili teorie, non so quanto la cura Lendl abbia influito, probabilmente un tabellone spianato dall'uscita di Nadal ha fatto di più. Sicuramente oggi però è un numero 4 del mondo diverso quello che ha calcato i Sacri Giardini come avrebbe a dire lo scriba Gianni Clerici: un Murray sicuramente più propositivo, non autore del solito inerme palleggio da fondo ma attivo e lodevole, per gran parte del match, ad esser chirurgico nei momenti che lo richiedevano. L'unico appunto è il non aver cercato il suo colpo migliore, il rovescio lungonlinea tramutato troppe volte in un incrociato, che tanti grattacapi avrebbe potuto togliergli. D'altronde le frasi fatte però sono servite sempre a poco ed è quindi doveroso festeggiare colui che ha levato la testa al cielo per primo, conscio d'aver fatto qualcosa di importante, forse di più di quante ne potesse aver fatto fino ad ora.

Rod Laver in tribuna tifava spudoratamente per lui, benchè non si vedesse dal suo marcato aplomb australiano. E' un po' giusto che sia così: dal luglio del 2001, anno della vittoria su Sampras proprio su questi campi, Federer ha modificato la storia del tennis, ergendosi a baluardo del gioco che fu contro la strapotenza fisica e mentale del nuovo che arrivava. Ha saputo rialzarsi, vincere uno Slam dopo due anni e mezzo dall'ultimo e riprendersi lo scettro da numero 1 che, come lui stesso ha dichiarato, non fuoriesce sicuramente dal nulla. La cavalcata iniziata con i tornei autunnali gli ha spalancato le porte per un ritorno trionfante da numero 1, che porterà alle Olimpiadi da ovvio favorito. Il saluto a Sampras nell'albo dei record è fugace, Roger Federer è pronto per iniziare un nuovo cammino.
TWI (n.d.r.)




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